Protesta contro Elcon: solo “urla” e “siparietti da cabaret”?

Ecco il comunicato stampa diffuso oggi ai giornali in risposta alle dichiarazioni rilasciate dai vertici BP-Sec la scorsa settimana dopo il sopralluogo al Polo Chimico. 

[17.settembre.2012] – Il giorno 13 settembre 2012 è apparsa sul quotidiano La Prealpina un’intervista del dott. Barbone, responsabile BP-Sec, società di consulenza di cui si serve Elcon, nella quale sono riportate dichiarazioni fortemente irrispettose nei confronti della battaglia del Comitato ValleOlonaRespira e di tutti i cittadini che in questi mesi si sono stretti attorno al Comitato.

Al giornalista che gli chiede un commento sulle proteste contro l’impianto Elcon, Barbone risponde classificandole come irrisorie: lunedì 10, dice Barbone, si sono presentate a manifestare «solo» 200 persone. A tal proposito vorremmo ricordare al dott. Barbone che la nostra battaglia è iniziata ormai 5 mesi fa e in questi 5 mesi molteplici e di diversa natura sono state le iniziative del Comitato, tutte molto partecipate (2 Conferenze Pubbliche, una manifestazione ciclo – pedonale, sit in e presidi); ricordiamo inoltre che 200 persone per una giornata e un’ ora lavorativa sono un ottimo risultato (lo spostamento della data del sopralluogo dal 6 al 10 settembre, tra l’altro, non ha di certo aiutato i partecipanti ad organizzarsi); infine, se 200 sono le persone che, strappando qualche ora al lavoro e agli impegni quotidiani, hanno scelto di essere con noi lunedì scorso, 10.000 sono invece i cittadini che, ad oggi, hanno firmato contro l’impianto Elcon.

Il dott. Barbone afferma poi che sarebbe ora di passare «dalle urla alla serietà e dai siparietti da cabaret alle cose concrete». Benissimo, e quello che vorremo anche noi: parliamo di cose serie. Smettiamola di ripetere le solite quattro frasi rassicuranti riguardo alla supposta irrilevanza dell’impianto Elcon sull’ambiente di Castellanza e parliamo, invece, di come esso sia assolutamente insostenibile dal territorio. Parliamo del fatto che l’impianto Elcon aggraverà le condizioni ambientali generali di Castellanza e della zona limitrofa, sottoponendo la salute dei suoi abitanti ad un rischio serio e costante. Qualche esempio? Ecco alcune delle questioni sul tappeto:

l’esercizio dell’impianto, nel complesso, genera ricadute al suolo (all’interno del centro abitato di Castellanza – Olgiate) di agenti chimici inquinanti (tra gli altri benzene e piombo) che presentano concentrazioni medie annue superiori ai valori limite ed obiettivo stabiliti dal D. Lgs. 155/2010 (“Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”);

il progetto prevede un consumo enorme di acque da pozzo, che sarebbero prelevate dalle falde acquifere sottostanti il nostro territorio (dai dati forniti dalla stessa Elcon, l’impianto preleverebbe circa 246.000 t/anno di acqua “pubblica”, l’equivalente dell’utilizzo di acqua da parte di 2050 abitanti!!);

le portate e i carichi inquinanti conferiti al sistema di depurazione di Olgiate Olona non sono compatibili con le potenzialità in essere di quest’ultimo: l’impianto Elcon porterebbe quindi al collasso un servizio di pubblica utilità;

il superamento dei valori di emissione di inquinanti allo scarico del depuratore di Olgiate (stabiliti dal D. Lgs. 152/2006), costituirebbe un ulteriore sversamento di sostanze inquinanti fuori norma nel fiume Olona, che comporterebbe il peggioramento della qualità delle sue acque (in contrasto con l’obiettivo di raggiungimento, per il fiume, dello stato “buono” entro il 2016 imposto dalla normativa comunitaria).

Ecco alcune cose serie di cui parlare. E, se non bastassero, abbiamo altre questioni “concrete”, di quelle che piacciono al dott. Barbone: parliamo, ad esempio, del fatto che l’esercizio dell’impianto Elcon, non solo avrebbe un impatto tutt’altro che irrilevante sulle diverse matrici ambientali della zona (aria, acqua, suolo), ma sarebbe anche in contrasto con il principio normativo di miglioramento della situazione esistente e di riduzione delle attuali concentrazioni di inquinanti, principio che in un’area critica (zona A1) come quella in cui ci troviamo, deve, obbligatoriamente, essere perseguito. Parliamo dell’incidente accaduto venerdì scorso all’interno del Polo Chimico: due operai sono rimasti feriti mentre lavoravano allo smantellamento di una linea dismessa per la produzione di Melammina; Chemisol aveva certificato essere stata bonificata e invece conteneva ancora ammoniaca.
Questa volta si è trattato “solo” di ammoniaca, la cui tossicità è relativamente bassa e, in caso di esposizione limitata, il rischio è ridotto; ma l’esercizio dell’impianto Elcon, prevede l’emissione di alcune sostanze con tossicità intrinseca alta (es. cancerogeni) per le quali, anche di fronte ad esposizione limitata, il rischio è elevato. Come si può, in una situazione del genere, proporre un’ipotesi di piano di sviluppo che prevede aree aperte al pubblico di fianco ad un impianto le cui emissioni sono peggiori di quelle di un inceneritore? E ancora: l’azienda che ha esposto la grandiosa ipotesi di piano (Chemisol) è la stessa che ha certificato la bonifica di un ex linea produttiva che conteneva ancora ammoniaca (linea attualmente sotto sequestro da parte della magistratura)?

Queste sono le questioni serie e concrete di cui possiamo e dobbiamo parlare. Non accettiamo che Elcon e BP-Sec continuino ad eluderle nelle loro dichiarazioni alla stampa, ripetendo fino alla noia quelli che sono ormai diventati veri e propri spot pubblicitari.

Qui non ci sono siparietti da cabaret, ma cittadini preoccupati per la loro salute e per l’ambiente in cui vivono. Ci sono persone serie e competenti che hanno prodotto documenti in cui si dà concretezza e consistenza a quelle preoccupazioni. C’è, soprattutto, una volontà popolare chiara ed inequivocabile: in 10.000 hanno sottoscritto una petizione per fermare l’impianto Elcon.

10.000 cittadini che chiedono rispetto per il loro futuro.

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