La Commissione aperta sul Polo Chimico si è tenuta

Martedì 11 febbraio alle 18.30 si è tenuta a Castellanza la commissione tecnica congiunta tra le amministrazioni di Castellanza e Olgiate Olona per discutere dello stato attuale e del futuro del polo chimico ex-Montedison. E’ stato il risultato anche delle nostre richieste che le amministrazioni, pur con qualche ritardo, hanno soddisfatto.

La riunione è stata aperta dai 2 sindaci che hanno evidenziato le 2 diverse situazioni in cui trovano:

da una parte Olgiate Olona con un processo di bonifica che sta per arrivare alla sua definizione e che, se le ultime analisi non individueranno ulteriori inquinamenti,i potrebbe essere realizzato senza grossi problemi; dall’altra parte Castellanza con un pesante inquinamento storico i cui effetti sono solo parzialmente tamponati dalla barriera idraulica e con la preoccupazione di non riuscire a bonificare proprio la parte del polo chimico che è a ridosso del centro cittadino.

Tutti gli intervenuti hanno riconosciuto la necessità di coordinare le azioni dei 2 comuni al fine di monitorare il processo di bonifica anche se con diverse accentuazioni.

Più di un amministratore di Castellanza ha manifestato la preoccupazione che il comune resti “con il cerino in mano”, con un’area fortemente inquinata e con una proprietà che, pur avendo l’onere di bonificare l’intero sito, colga l’occasione di sfruttarne la parte migliore e abbandoni il resto. Si è riconosciuto che è importante evitare uno “spacchettamento” del sito prima di aver assicurato la bonifica integrale dello stesso. E’ stato evidenziato come sia necessario interloquire con la proprietà per capire se la limitata attività industriale ancora presente sul sito sia tale da giustificare ancora la messa in sicurezza operativa (che non risolve il problema degli inquinanti, ma serve solo ad impedire che gli inquinanti escano da sito) o non si debba pensare alla bonifica completa. Le risorse per la bonifica dovrebbero essere state riconosciute alla attuale proprietà dalle precedenti proprietà che sono state storicamente responsabili dell’inquinamento e a tal fine tali risorse dovrebbero essere impiegate.

Assemblea popolare ha evidenziato le criticità nell’assicurare che l’inquinamento presente nei terreni del polo chimico non superi la barriera idraulica e raggiunga la falda profonda da cui preleviamo l’acqua potabile. I funzionari del comune di Castellanza presenti hanno confermato che nell’acqua potabile sono stati cercati anche gli inquinanti specifici del sito, prodotti che normalmente non vengono cercati, ma che sono stati evidenziati quantitativi che superino le soglie previste per legge e ha garantito che l’acqua di Castellanza rispetta i requisiti di potabilità.

Come Comitato abbiamo ribadito la necessità che le due amministrazioni compiano atti concreti nella assunzione di un atto politico che indirizzi verso uno stabile coordinamento, nella modifica degli strumenti urbanistici al fine di applicare all’intero sito le stesse regole e le stesse destinazioni, di pensare al futuro dell’area con particolare attenzione alla compatibilità ambientale.

Pur apprezzando il fatto che si sia parlato dello stato del polo in una riunione istituzionale e di aver positivamente verificato che la necessità di coordinamento è evidente a tutti, dobbiamo evidenziare che dai presenti non è emerso un impegno immediato e concreto nella direzione che abbiamo suggerito. La nostra opera comunque proseguirà per fare in modo che l’obiettivo della bonifica dell’intero sito e di un suo recupero compatibile che restituisca ai cittadini almeno una parte del territorio che così pesantemente è stato sfruttato. Solleciteremo gli amministratori di Castellanza ad essere conseguenti alle preoccupazioni espresse e ci impegneremo per portare la questione del polo chimico all’ordine del giorno della prossima campagna elettorale che rinnoverà l’amministrazione di Olgiate.

 

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E ora pensiamo alla bonifica del Polo Chimico

Intervista del presidente del Comitato alla Prealpina

Riportiamo l’intervista al presidente del Comitato comparsa sulla Prealpina di mercoledì 23 ottobre 2013 ove chiediamo alle Amministrazioni locali più direttamente interessare di attivarsi per arrivare alla bonifica dell’intero sito, condizione preliminare per ripensare alla sua futura destinazione.

La questione Elcon – polo chimico ex-Montedison evolve

Riprendiamo le nostre comunicazioni dopo una pausa estiva che è stata particolarmente lunga (ce ne scusiamo con tutti voi) e che, dopo la conferenza dei servizi del 18 giugno u.s. non ha visto significative novità sul fronte della procedura di autorizzazione dell’impianto. Nel mese di luglio sono scaduti i termini per esprimere la valutazione di impatto ambientale dell’impianto, ma tali termini non sono cogenti e i funzionari regionali hanno la possibilità di prendere più tempo per fornire la loro valutazione.

Mentre la questione Elcon è in questo stato di preoccupata attesa, poiché nonostante il parere contrario dei cittadini e degli amministratori locali, la decisione finale potrebbe essere ancora per noi sfavorevole, altri fatti che interessano il futuro del Polo Chimico ex-Montedison sono accaduti.

La società Chemisol, proprietaria di gran parte dei terreni del Polo, ha presentato al Comune di Olgiate un progetto per il riutilizzo dei terreni che insistono nel medesimo comune prevedendo la costruzione di 4 capannoni ad uso produttivo (per attività che non vengono precisate) e 3 ad uso terziario e commerciale.

L’Amministrazione di Olgiate non ha fatto osservazioni sostanziali al progetto, e saranno richiesti al proponente solo modifiche e approfondimenti sugli aspetti viabilistici. Nel PGT di Olgiate non sono stati posti limiti al riutilizzo dell’area, non sono state vincolate le aree verdi rimaste (che saranno parzialmente danneggiate dal nuovo progetto) né sono state limitate le tipologie delle attività produttive che si potranno insediare, al fine di consentire solo quelle più compatibili con la collocazione geografica dell’area e non ripetere ancora la vicenda Elcon o quella della centrale ad olio di palma di qualche anno fa.

Il progetto proposto potrebbe essere approvato entro pochi mesi e tale approvazione potrà essere usata dalla proprietà per ottenere dalla Regione uno stralcio al piano di bonifica di tutta l’area (fermo da anni), così da poter riutilizzare i terreni “buoni” e poter rinviare la costosa bonifica dei terreni “cattivi”.

Chi provvederà alla bonifica di tali terreni? E’ facile intuire come potrebbe finire, con i cittadini contribuenti che si terranno a lungo i veleni e poi si pagheranno la bonifica. Ciò non deve accadere e chi acconsente a questa operazione si assume una pesante responsabilità davanti alla cittadinanza.

Come Comitato ValleOlonaRespira abbiamo già incontrato il sindaco di Olgiate Olona per richiamarlo agli impegni sottoscritti nelle mozioni approvate nei Consigli Comunali in cui “veniva affermata l’assoluta necessità di trattare a livello sovra comunale le problematiche di area vasta del nostro territorio” affinché, nell’attesa di capire come finirà la vicenda Elcon, non si compiano passi unilaterali che pregiudichino il percorso di bonifica dell’intera area e la sua futura destinazione.

Nel mese di luglio ci sono stati incontri tra le diverse amministrazioni, anche nell’ambito del “Tavolo del patto permanente per lo sviluppo economico ambientale” che hanno discusso dello sviluppo del bacino dell’Alto Milanese. Come Comitato chiederemo a tutte le Amministrazioni coinvolte di esprimersi sul futuro del Polo chimico, con l’obiettivo di far pagare i costi della bonifica a chi ha inquinato e di coinvolgere la popolazione residente nella discussione sul riutilizzo dell’area.

Giovedì scorso abbiamo ripreso i nostri settimanali incontri nei locali della sede dell’ANPI di Castellanza presso il Circolo Famigliare Airone 2 di Castellanza. Rinnoviamo l’invito a tutti i cittadini a  venire a trovarci. Il futuro del nostro territorio richiede la nostra partecipazione.

Protesta contro Elcon: solo “urla” e “siparietti da cabaret”?

Ecco il comunicato stampa diffuso oggi ai giornali in risposta alle dichiarazioni rilasciate dai vertici BP-Sec la scorsa settimana dopo il sopralluogo al Polo Chimico. 

[17.settembre.2012] – Il giorno 13 settembre 2012 è apparsa sul quotidiano La Prealpina un’intervista del dott. Barbone, responsabile BP-Sec, società di consulenza di cui si serve Elcon, nella quale sono riportate dichiarazioni fortemente irrispettose nei confronti della battaglia del Comitato ValleOlonaRespira e di tutti i cittadini che in questi mesi si sono stretti attorno al Comitato.

Al giornalista che gli chiede un commento sulle proteste contro l’impianto Elcon, Barbone risponde classificandole come irrisorie: lunedì 10, dice Barbone, si sono presentate a manifestare «solo» 200 persone. A tal proposito vorremmo ricordare al dott. Barbone che la nostra battaglia è iniziata ormai 5 mesi fa e in questi 5 mesi molteplici e di diversa natura sono state le iniziative del Comitato, tutte molto partecipate (2 Conferenze Pubbliche, una manifestazione ciclo – pedonale, sit in e presidi); ricordiamo inoltre che 200 persone per una giornata e un’ ora lavorativa sono un ottimo risultato (lo spostamento della data del sopralluogo dal 6 al 10 settembre, tra l’altro, non ha di certo aiutato i partecipanti ad organizzarsi); infine, se 200 sono le persone che, strappando qualche ora al lavoro e agli impegni quotidiani, hanno scelto di essere con noi lunedì scorso, 10.000 sono invece i cittadini che, ad oggi, hanno firmato contro l’impianto Elcon.

Il dott. Barbone afferma poi che sarebbe ora di passare «dalle urla alla serietà e dai siparietti da cabaret alle cose concrete». Benissimo, e quello che vorremo anche noi: parliamo di cose serie. Smettiamola di ripetere le solite quattro frasi rassicuranti riguardo alla supposta irrilevanza dell’impianto Elcon sull’ambiente di Castellanza e parliamo, invece, di come esso sia assolutamente insostenibile dal territorio. Parliamo del fatto che l’impianto Elcon aggraverà le condizioni ambientali generali di Castellanza e della zona limitrofa, sottoponendo la salute dei suoi abitanti ad un rischio serio e costante. Qualche esempio? Ecco alcune delle questioni sul tappeto:

l’esercizio dell’impianto, nel complesso, genera ricadute al suolo (all’interno del centro abitato di Castellanza – Olgiate) di agenti chimici inquinanti (tra gli altri benzene e piombo) che presentano concentrazioni medie annue superiori ai valori limite ed obiettivo stabiliti dal D. Lgs. 155/2010 (“Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”);

il progetto prevede un consumo enorme di acque da pozzo, che sarebbero prelevate dalle falde acquifere sottostanti il nostro territorio (dai dati forniti dalla stessa Elcon, l’impianto preleverebbe circa 246.000 t/anno di acqua “pubblica”, l’equivalente dell’utilizzo di acqua da parte di 2050 abitanti!!);

le portate e i carichi inquinanti conferiti al sistema di depurazione di Olgiate Olona non sono compatibili con le potenzialità in essere di quest’ultimo: l’impianto Elcon porterebbe quindi al collasso un servizio di pubblica utilità;

il superamento dei valori di emissione di inquinanti allo scarico del depuratore di Olgiate (stabiliti dal D. Lgs. 152/2006), costituirebbe un ulteriore sversamento di sostanze inquinanti fuori norma nel fiume Olona, che comporterebbe il peggioramento della qualità delle sue acque (in contrasto con l’obiettivo di raggiungimento, per il fiume, dello stato “buono” entro il 2016 imposto dalla normativa comunitaria).

Ecco alcune cose serie di cui parlare. E, se non bastassero, abbiamo altre questioni “concrete”, di quelle che piacciono al dott. Barbone: parliamo, ad esempio, del fatto che l’esercizio dell’impianto Elcon, non solo avrebbe un impatto tutt’altro che irrilevante sulle diverse matrici ambientali della zona (aria, acqua, suolo), ma sarebbe anche in contrasto con il principio normativo di miglioramento della situazione esistente e di riduzione delle attuali concentrazioni di inquinanti, principio che in un’area critica (zona A1) come quella in cui ci troviamo, deve, obbligatoriamente, essere perseguito. Parliamo dell’incidente accaduto venerdì scorso all’interno del Polo Chimico: due operai sono rimasti feriti mentre lavoravano allo smantellamento di una linea dismessa per la produzione di Melammina; Chemisol aveva certificato essere stata bonificata e invece conteneva ancora ammoniaca.
Questa volta si è trattato “solo” di ammoniaca, la cui tossicità è relativamente bassa e, in caso di esposizione limitata, il rischio è ridotto; ma l’esercizio dell’impianto Elcon, prevede l’emissione di alcune sostanze con tossicità intrinseca alta (es. cancerogeni) per le quali, anche di fronte ad esposizione limitata, il rischio è elevato. Come si può, in una situazione del genere, proporre un’ipotesi di piano di sviluppo che prevede aree aperte al pubblico di fianco ad un impianto le cui emissioni sono peggiori di quelle di un inceneritore? E ancora: l’azienda che ha esposto la grandiosa ipotesi di piano (Chemisol) è la stessa che ha certificato la bonifica di un ex linea produttiva che conteneva ancora ammoniaca (linea attualmente sotto sequestro da parte della magistratura)?

Queste sono le questioni serie e concrete di cui possiamo e dobbiamo parlare. Non accettiamo che Elcon e BP-Sec continuino ad eluderle nelle loro dichiarazioni alla stampa, ripetendo fino alla noia quelli che sono ormai diventati veri e propri spot pubblicitari.

Qui non ci sono siparietti da cabaret, ma cittadini preoccupati per la loro salute e per l’ambiente in cui vivono. Ci sono persone serie e competenti che hanno prodotto documenti in cui si dà concretezza e consistenza a quelle preoccupazioni. C’è, soprattutto, una volontà popolare chiara ed inequivocabile: in 10.000 hanno sottoscritto una petizione per fermare l’impianto Elcon.

10.000 cittadini che chiedono rispetto per il loro futuro.